Contributo di Angela: Pediatra di Base per questo contributo sulla prevenzione/educazione.
La prevenzione come mezzo per una salute duratura
Le problematiche maggiori delle società occidentali, da un punto di vista sanitario, sono l’aumento esponenziale delle malattie cardiovascolari, neurologiche degenerative (Alzheimer e Parkinson), del diabete e delle neoplasie.
Il Servizio Sanitario Nazionale nei prossimi anni, non sarà in grado di sostenere la spesa per la cura di queste patologie. Le risorse sono limitate. Già ora vediamo come per molte patologie si debba ricorrere alla professionalità medica privata per poter avere una risposta in tempi decenti.
Che cosa è cambiato radicalmente negli ultimi anni da aver indotto un così grande aumento di tutte queste patologie?
Radicalmente lo stile di vita: maggiore sedentarietà, alimentazione diversa, inquinamento globale del nostro pianeta. Sui primi due punti anche il singolo può fare la differenza, sul terzo le istituzioni pubbliche devono fare la differenza. È necessario attivare tutte le possibili procedure per mettere in grado la popolazione di aumentare il controllo della propria salute.
La prevenzione è l’adozione di una serie di provvedimenti per cautelarsi da un male futuro, l’oggetto di interesse è l’uomo sano che deve mantenere lo stato di buona salute il più a lungo possibile.
Come attuare questo?
- Con progetti di educazione alla salute e campagne di sensibilizzazione e informazione alla popolazione (ad es. camminare mezz’ora tutti i giorni, prediligere la dieta mediterranea, limitare i cibi processati, evitare il fumo e limitare glli alcolici),
- Con interventi sull’ambiente per eliminare o correggere le possibili cause delle malattie (ARPAV e altri enti preposti),
- Con l’individuazione e correzione delle situazioni che predispongono alla malattia (es. obesità).
Le prime informazioni sulla educazione alla salute dovrebbero essere apprese in famiglia e poi successivamente a scuola. È qui che si formano le abitudini, sia le più utili che quelle più dannose. Occorre quindi che gli «educatori» siano adatti a ricoprire tale ruolo e siano in grado di «comunicare».